La grande responsabilità di tutto questo, prima ancora della politica, ce l’hanno gli industriali italiani, che hanno considerato la delega del Ministero dello Sviluppo Economico ed oggi del Made in Italy (che non c’è più) irrilevante, quando invece dovrebbe essere il punto di riferimento del mondo produttivo e professionale del nostro Paese.
Per gli industriali negli ultimi trent’anni uno vale l’altro, che sia ministro Di Maio o Urso è appunto irrilevante.
Il Ministro andrebbe scelto dalla politica, ma su una rosa di nomi fornita dagli industriali italiani, tra persone in possesso di grandi competenze tecniche e cultura industriale.
Quando il quadro politico economico è questo, che di crisi e produzione industriale se ne devono occupare Di Maio (venditore di bibite allo stadio – fonte: Il Messaggero) o persone simili, non bisogna stupirsi più di nulla, né di svendita di aziende italiane né di definitivo declino industriale.
E meno male che alla guida del Paese ci sono dei sovranisti o presunti tali, non oso immaginare se dovessero ritornare al potere la sinistra globalista, d’altronde al peggio non c’è mai fine, ma anche in questo ci siamo abituati.


