Nonostante i rilievi sollevati del Consiglio d’Europa ( La Stampa – Il Consiglio d’Europa striglia l’Italia: faccia di più sulla corruzione nelle istituzioni ) e della Corte dei Conti Europea ( EUROACTIV – La Corte dei Conti UE avverte sui rischi di doppio finanziamento dei progetti PNRR ) in materia di corruzione nel nostro Paese e che la stessa incide nei conti pubblici ogni anno per oltre 230 miliardi di euro, in Italia si è approvato tra Natale e Capodanno un disegno di legge che ridimensiona la funzione di controllo della Corte dei Conti.
Una legge che secondo l’associazione dei magistrati contabili riduce la responsabilità per danno erariale per politici, dirigenti e dipendenti infedeli e che introduce un sistema di risarcimento danni che non considera il danno effettivo cagionato, ma si basa sul reddito del dipendente o politico infedele, limitando la possibilità di recuperare integralmente le perdite subite dallo Stato.
Praticamente siamo di fronte ad UN’ITALIA AL CONTRARIO, e non può essere diversamente se si pensa che si tratta di una legge proposta da Tommaso Foti, uno che non ti saresti mai aspettato in quanto ex MSI, ex Alleanza Nazionale ed approvata da una maggioranza di centro destra, tra l’altro Ministro con delega al controllo dei miliardi del PNRR.
In Italia dove i politici sono sempre meno e aumentano invece sempre di più gli assaltatori di diligenza, con 230 miliardi di corruzione all’anno, e in base a quanto affermato dalle istituzioni europee, viene difficile immaginare il nostro Paese senza un’istituzione autorevole come la Corte dei Conti, prevista nella Costituzione Italiana, per vigilare sulla spesa pubblica e sui danni erariali.
La Corte dei Conti, andrebbe sicuramente riformata, nella parte relativa ai costi di mantenimento, sulla neutralità dei pareri e sull’azzeramento dei giudizi di discrezionalità, ma soprattutto rafforzata attraverso l’attribuzione di maggiori funzioni e poteri di controllo sulla spesa pubblica a cominciare dei conflitti di interessi dei ministri e delle massime cariche istituzionali. Era questa la riforma da fare.


